giovedì 3 dicembre 2015

Ambizione e Talento

Probabilmente a più di un mese dalla fine del Mondiale MotoGP 2015 e dalle sue nefande vicissitudini, in molti penseranno sia stupido riaprire un discorso che sembrerebbe chiuso. O che, almeno, tutti vogliono far passare per superato.. magari con la classica frase "mettiamoci una pietra sopra". Già! Perchè in Italia (Ahime!!) l'amor di patria (eh, si! Pare che a volte, ma SOLO A VOLTE, esista davvero!) porta tutti a pensare che in questo caso l'ha vinta Marquez.. ma l'anno prossimo il Nobile Marchese Rossi, ardimentoso eroe di mille imprese, restituirà al legittimo proprietario il Titolo così impunemente rubato. Vendicando nel modo più giusto, cioè con scorrettezze che tinte di giallo sembreranno azioni cavalleresche (che, a parti invertite, sarebbero solo delle ingiustificabili infamità!), la grave offesa comminata al nostro impavido paladino.

Innanzitutto mi scuso per le numerose parentesi, ma in questi casi ho bisogno davvero di fare appello a tutte le mie forze per trattere l'ira che questa vicenda e le sue conseguenze mediatiche hanno scatenato. Forse avrete già capito che non parteggio per il nostro "carissimo" Valentino. Tutt'altro! Sono irremovibilmente CONTRO di lui.

Va detto che ho avuto anche io la mia fase "fan del 46".. perchè, ammettiamolo, le sue scenette e il suo essere più pagliaccio che pilota possono piacere e, soprattutto, ai più, accendono il desiderio di seguire uno sport a motore che, di suo, sembrerebbe una cosa molto stupida e infantile (come se prendere a calci un pallone avanti e indietro in 10'000 metri quadrati fosse più intelligente di girare 30 volte sullo stesso nastro d'asfalto!).

Col tempo, ho imparato ad amare questo sport per ciò che realmente sa offrire. Scoprendo, per mia fortuna, che il bello non sta nella teatralità di ciò che avviene fuori dalla pista o nel colore delle carene.. bensì nella spettacolarità di un gesto tecnico.. nella pazzia di viaggiare a 300km/h costantemente al limite..  nella meraviglia di vedere come qualcuno (Un certo T.B.) possa far sembrare facile portare al limite una bestiola da 200CV..!!
Diviene quindi chiaro che mi scontro apertamente con coloro che seguono questo sport per la sua popolarità piuttosto che per il suo immenso fascino. Dunque Casalinghe affaccendate e Ignoranti Calciofili siete pregati di astenervi dal partecipare a dibattiti a voi non consoni!

Rossi ha imparato, col tempo, a dover fare i conti con avversari sempre più agguerriti e temibili. Non è stato tutto così facile e immediato come contro Biaggi e Gibernau. Con Stoner è stato più difficile.. idem con Lorenzo. E con entrambi Vale è dovuto essere insieme cattivo e intelligente.. scorretto non era necessario, ma ce l'ha messo lo stesso. Ha capito quando offendere, nel senso di colpire, e quando restare nei suoi spazi. Ha difeso il suo territorio mentre gli stessi suoi avversari, con l’età dalla loro, capivano sempre più del suo modo di combattere.

Casey è stato tutta energia distruttiva, macinando tutto ciò che si è trovato davanti.. che si chiamasse Rossi cambiava ben poco.. ma è arrivato rapidamente al limite, perchè l'indiscussa supremazia che aveva in sella alla moto non eguagliava il mito mediatico che Rossi è sempre stato e che la Dorna ha sempre privilegiato. Jorge, invece, ha incassato, le gomme, il muro, le sportellate a Motegi, portando alla perfezione una tattica di estraniamento, fuori e dentro la pista. La via della fuga. Si è appoggiato alle corde finché Valentino si è stancato di colpirlo senza danno apparente. Ed è stato allora che Rossi, per la prima volta, è stato costretto a volgere lo sguardo altrove. E l’unica sua via di fuga è stata la Ducati. E’ lì che Valentino ha definitivamente imparato ad incassare. Fino alla grande fuga ed al ritorno in Yamaha.


Un anno per recuperare, uno per reimparare a colpire.
E contemporaneamente sulla scena è apparso Marquez.
Un neo-Valentino irriverente come lo era stato il pesarese all’esordio. Una copia molto veloce capace di imitarlo nel modo di correre e nei sorpassi (a Jerez contro Lorenzo, a Laguna contro lo stesso Rossi) ma così astuto da non provare a scimmiottarne altri lati. Così niente scenette, per lui, nonostante il sorriso perennemente dipinto sulle labbra.

Quando li abbiamo visti scherzare assieme, prendersi in giro, esaltare l’uno le gesta dell’altro abbiamo pensato che per entrambi fosse la scelta giusta. Un passaggio di consegne inevitabile fra il vecchio ed il nuovo capobranco. Ma messa così sembrava una favoletta troppo bella per essere vera.
Fra l'altro in una storia, quella di Valentino, fatta di rivali trasformati tutti in nemici giurati: Max, Sete, Casey, Jorge.

Sarebbe riuscito Rossi ad accettare lo stato naturale delle cose, il passaggio del testimone, il naturale evolversi degli eventi in qualcosa di più complesso rispetto a quell’istinto di sopraffazione che distingue tutti i campioni?

La risposta l’abbiamo avuta ad Assen (solo per far finta che l'incidente del GP di Agentina al Termas de Río Hondo sia stato, appunto, solo un incidente.. nonostante la chiara sportellata di Rossi nel cambio di direzione!), nel Gran Premio d’Olanda, quando con la collisione ed il discusso taglio della variante, Valentino è riuscito a riportare il vantaggio su Lorenzo dal misero +1 di Barcellona al +10 dell’Olanda.
In quella gara, infatti, dopo un inizio di campionato all’insegna degli errori e dell’esagerazione, Marquez era tornato. Era assolutamente intenzionato a diventare un avversario temibile nella corsa al titolo.

E’ stato in quel momento, al termine di una battaglia dura ma corretta (fino a quel momento!), fino all’imprevedibile finale che Valentino è cambiato.
"Questo è il mio territorio, ha pensato in quel momento, io te l’ho solo prestato ed ora me lo riprendo."
Era il suo istinto da killer che ritornava prepotente a sopraffarlo.
E’ stato a quel punto che Valentino Rossi ha capito che non era più una lotta a due, fra lui e Lorenzo, ma che anche Marc sarebbe stato della partita. E così è stato.

Marquez ha vinto al Sachsenring e a Indianapolis, poi ad Aragon è caduto.
In quel momento Marquez stava prendendo le misure a sé stesso. Cercava di dominare il suo istinto di vincente barattandolo con una migliore affidabilità.
Purtroppo, però, a Valentino questo processo evolutivo del numero 93 non è stato così evidente.

Così siamo arrivati ad Aragon dove, dopo una gara impeccabile, Lorenzo ha vinto mentre Rossi è stato battuto in volata da Pedrosa. Una cosa che non si era aspettato.
Fosse stato un atleta di un’altra specialità avrebbe semplicemente compreso che il suo incredibile momento di forma in quel momento si era un po’ appannato, ma lo scadere delle prestazioni è molto più difficile da interpretare per un motociclista che ha a che fare con la variabile meccanica.. nella quale si può sempre cercare rifugio quando  i fatti parlano contro di te.

Questo Rossi non lo ha capito e in Giappone è nuovamente finito dietro a Dani, che ha vanificato il suo ‘strappo’ negandogli 4 dei nove punti che avrebbe accumulato se fosse stato capace di batterlo, con Lorenzo solo terzo.
Ma l’inizio della fine è stato il Gran Premio d’Australia. Quello che tutti abbiamo individuato come il più bel Gran Premio degli ultimi dieci anni.

Tutti, piloti, team manager, ingegneri, meccanici e tifosi, erano concordi sull’avere assistito ad uno di quei momenti di gloria che questo sport è capace di regalarci.
Nonostante Valentino, in quella occasione, fosse arrivato solo quarto.

Il guizzo vincente di Marc su Lorenzo e quello di Andrea Iannone su Rossi hanno effettivamente dimostrato che c’era una flessione nelle prestazioni del Dottore.
In quella gara, peraltro, avevamo visto la maturazione di Marc Marquez.

Il 93 a Phillip Island si era reso conto di poter raggiungere Lorenzo in fuga e di riuscire a superarlo.
Così in Australia abbiamo assistito alla gara di un pilota intelligente, Marquez, che ha usato tutto il suo potenziale per vincere, riuscendovi. Incidentalmente, facendolo, ha anche regalato 5 punti al suo eroe.

Per questo motivo, quando nella conferenza stampa di Sepang, il giovedì, Valentino Rossi ha attaccato ferocemente Marc accusandolo di averlo rallentato appositamente, ho pensato: "ma che cavolo dici? Ti ha pure regalato 5 punti!!!". E se Valentino in quel momento aveva pensato di usare la scia di Marc per avvicinare Lorenzo, beh, se ne aveva anche lui per strappare e andarsene, doveva farlo. Ma non ne aveva, tanto da aver ceduto anche a Iannone (nessuno l'ha notato?!?).

Vedere la scena pietosa di Valentino che agitava i fogli dei tempi del Gran Premio d’Australia, mi ha subito fatto pensare: "Il guaio é fatto!!". Marquez era visibilmente sorpreso ed attonito. Non si aspettava l’attacco. 
Valentino era andato in conferenza a cercare guai.
Quali guai lo abbiamo poi visto nel Gran Premio della Malesia.

Marc Marquez è entrato in pista compresibilmente indemoniato, con un unico pensiero in mente: "Caro Vale, tu hai pensato che io ti abbia rallentato a Phillip Island? Ora ti mostro cosa significa rallentare.."
Probabilmente, dopo avergli fatto venire il mal di testa passandolo da tutte le parti, il pilota della Honda se ne sarebbe andato lasciandolo in quarta posizione, almento queste erano le sue intenzioni. Ma non aveva fatto i conti con l'ambizione di Rossi [...].

Marquez avrebbe già dovuto aspettarsi qualcosa di speciale quando al sesto giro Rossi ha agitato nell’aria la mano sinistra. Il gesto, che non gli avevamo mai visto fare prima, dimostrava che Valentino oramai non ne poteva più.. aveva perso il controllo.
Se il dito medio mostrato a Biaggi a Suzuka era stato ostentazione della sua forza, quella mano agitata era il segno di una debolezza.


E’ stato in quel momento che Valentino Rossi ha perso il mondiale.
Dopo, qualche giorno dopo, Valentino ha ammesso di aver commesso un errore attaccando così brutalmente Marc Marquez in conferenza stampa, ma a quel punto non poteva più tirarsi indietro.
Lo aveva umiliato, senza prove e confondendo l’astuzia, una delle sue doti a cui Marc si era ispirato, per qualcos’altro.
Non gli rimaneva a questo punto che usare il suo potere mediatico. Una cosa che non aveva fatto nemmeno negli anni della Ducati.
Del resto in quei due anni il 46 aveva capito che recriminando non avrebbe fatto altro che confrontarsi con il talento di Stoner. Per questo era stato zitto.. lasciando la casa Bolognese da perdente.
Lo avesse fatto anche a Sepang avrebbe forse avuto maggiori possibilità di vincere il 10° titolo?

Quindi, torniamo alla domanda iniziale: avrebbe avuto più possibilità, Rossi, se i giudici gli avessero dato, ad esempio, un ride through?
Probabilmente sarebbe arrivato a Valencia per giocarsela, con pochi punti di vantaggio su Lorenzo. Avremmo visto un faccia a faccia. Sarebbe stato più bello, ma per battere Jorge avrebbe dovuto arrivargli davanti e con il maiorchino dell’ultima fase del campionato sarebbe stato molto difficile.

Non dimentichiamo infatti che Porfuera, ogni volta che si è trovato indietro, è riuscito a recuperare.
Quindi non ci rimane che rispondere alla questione che tutti i tifosi hanno dato per risolta: a Valencia Marquez è rimasto alle spalle di Lorenzo senza superarlo a bella posta. Oppure era veramente al limite?
Qui ci aiutano i numeri.
Il miglior giro di Jorge in gara, il 3°, è stato 1.31.367, quello di Marquez 1.31.455 due giri dopo, segno che non voleva farlo scappare. Il migliore di Rossi, al 4°, solo 1.31.820. Quasi mezzo secondo più lento. Ed in quel momento Vale era alle spalle di Bradley Smith, uno veloce e di Danilo Petrucci, che per farlo passare è finito quasi fuori pista (ma qui di Biscottone non se ne parla, eh?!?).
Allargando la visuale all’intera gara Lorenzo e Marquez hanno girato sul passo dell’1.31 basso. 22 giri Jorge, 24 Marc, con un ultimo in 1.31.945. Rossi al contrario ha girato in soli due giri sull’1.31 alto, ma dal 13° passaggio in poi, quand’era in quarta posizione, ha girato sempre sopra l’1.32.

I numeri ci dicono che, probabilmente, senza l’arrivo e conseguente lungo di Pedrosa, forse Marquez avrebbe tentato un attacco come già fatto a Phillip Island.
Difficile dire se, come in Australia, sarebbe stato vincente visto che Jorge ha fatto l’ultimo passaggio, aspettandosi un attacco, in 1.32.044.
Questo, più che ogni altra cosa, ci fa capire, quanto il Gran Premio di Valencia sia stata una gara durissima. Quanto Lorenzo abbia resistito.

Jorge Lorenzo ha avuto solo una fortuna: aver corso l’ultima prova del mondiale a Valencia, una pista dove in cinque delle ultime nove gare ha vinto chi era davanti, senza alcun attacco, come ha ricordato in un suo tweet Casey Stoner. Una pista dove, tra frenate cortissime grazie ai dischi in carbonio e accelerazioni a bassa velocità, i sorpassi sono difficilissimi e favorita è la Yamaha. Una pista, infine, dove Vale ha sempre faticato e che è stata la sua nemesi già nel 2006.

Per questo, se mi chiedete se Valentino avrebbe vinto anche partendo ad armi pari a Valencia, la mia risposta sarebbe "No, non avrebbe vinto lo stesso!".
Sarebbe stato bello, però, se Valentino avesse agito in modo più corretto.. non andando a cercarsi una squalifica meritatissima e giocandosi alla pari l'ultima gara.. PERDENDOLA!!!
Invece ora sono qui a domandarmi perché, dopo nove titoli mondiali, Valentino Rossi abbia preferito attaccare verbalmente Marquez invece di battersi.

Marquez a Sepang lo ha provocato, nessun dubbio in proposito, ma solo dopo esser stato provocato a sua volta.
Era una cosa da risolvere in pista.. con i tempi, non con i calci! E non venite a dirmi che é impossibile cadere con un calcetto così banale.. se il calcetto in questione mi fa piantare l'anteriore é più che normale stendersi!!

Una volta al Mugello Rossi disse che gli sarebbe piaciuto ritirarsi imbattuto.

Aveva ragione il Canguro Mannaro:
"La tua ambizione supera di gran lunga il tuo talento!"

venerdì 2 ottobre 2015

Mau&Seb

La sua popolarità è schizzata in alto, nel giro di poche settimane e poi di poche ore. Non si capisce che effetto gli faccia, nel profondo. Perché lui, Maurizio Arrivabene è sempre stato un po’ orso, un po’ ruvido, un po’ timido. E lo dimostra ogni domenica, ogni intervista.. qualcuno ha notato che non guarda mai la telecamera..?!? La scorza non la racconta giusta, non del tutto almeno. Si, perchè infondo è più morbido di quel che si possa pensare. Questo sino alla sua vita di ieri quando non compariva ogni tre minuti alla tv, quando poteva abbinare il proprio ruolo alla propria riservatezza. “Mau” (così lo chiamano!) da moltissimo tempo fa parte della comitiva a motore. Protagonista di una ottima carriera dentro la Philip Morris, che poi significa Ferrari per un verso, Ducati per un altro. Non un semplice sponsor. Una azienda e un manager con voce in capitolo, presenti nel momento delle decisioni, delle strategie. Determinato, in pista e fuori. E' lui, infatti, l’inventore di un evento invernale, il WROOOM, organizzato (sino ad un paio di anni fa!) a Madonna di Campiglio (per il quale posso dire "c'ero anche io!"), in Trentino, con i piloti a sciare insieme ai giornalisti, con Ecclestone e Montezemolo in visita pastorale. Divertimento, conferenze stampa, slalom, gare su ghiaccio e bevute sotto le Dolomiti.
 
Le corse, una passione. Messa da parte per motivi di lavoro quando entrò nella filiale europea della Philip Morris, 1997, applicando metodi propri ed efficaci a marketing e comunicazione soprattutto. Il che gli ha permesso di seguire i Gran Premi da un punto di vista assai ravvicinato, di capirne i meccanismi e i protagonisti. Un uomo determinato e razionale. Astuto e poco propenso alla ribalta. Credo che questi siano stati gli ingredienti utili a Sergio Marchionne nel momento della nomina a responsabile della Scuderia Ferrari, dopo aver eliminato quel Marco Mattiacci che, per dirla tutta, non serviva a niente. Il tutto abbinato ad una crescita evidente che aveva portato Arrivabene a far parte della F.1 Commission come rappresentante degli sponsor presenti nei Gran Premi.
 
L’avvio di stagione, così rosso smalto, deve averlo persino spiazzato. Di certo ha a che fare con un impegno profondo, con il desiderio di dare una svolta ad una squadra in difficoltà. Era preoccupato, forse, ad inizio mandato, dati i risultati recenti e scadenti della Ferrari, data una salita da compiere sul fronte delle questioni più squisitamente tecniche. In compenso, un pilota nuovo e molto consapevole del proprio ruolo, Sebastian Vettel, un gruppo di tecnici chiamato ad una rivoluzione. E’ stato bravo, Maurizio. Ed ha avuto anche fortuna perché alla fine della fiera, tutto va bene se va bene la macchina in pista. E, per questo, non si può non elogiare il lavoro di Sebastian Vettel, ma andiamo con ordine. 

Per Arrivabene, il cui cognome è diventato un luogo comune del doppio senso ( hehehe :P ), un trionfo personale, solo attutito dai suoi richiami alla prudenza, ai “piedi per terra”. Lo elogiano, lo inquadrano, lo intervistano ad ogni occasione (meglio se per qualche vittoria, la cosa che lo rende più timido!), è anche il protagonista di qualche simpatico fotomontaggio di Lotus.
 
Lui, ancora, alterna imbarazzo a orgoglio, sembra perfettamente consapevole di trovarsi nel posto giusto al momento giusto e, finalmente, può guardare avanti con un poco di sollievo.. assistito dal suo "pupillo" che vive la sua personale rivoluzione.


Già, perché in pochi mesi è cambiato quasi tutto attorno a Sebastian Vettel. Ciò che è accaduto e sta accadendo al tedesco mostra, per cominciare, l’incidenza dell’elemento Ferrari sul destino di un campione. Qualcosa che prende il soggetto in questione, ovunque si trovi, e lo pone in un centro mai sperimentato prima. Non a caso la popolarità di Sebastian è cresciuta molto di più durante questi primi e pochi mesi in rosso, di quanto non fosse cresciuta nel quadriennio del suo poker iridato. Il che comporta saper maneggiare una serie di attrezzi per gestire una posizione privilegiata per molti versi, complessa e difficile per altri. Vettel in questo senso mostra oggi una maturità più rotonda, a dimostrazione di un passaggio compiuto nel momento adatto.

 
A Maranello, complici risultati più favorevoli rispetto al recente passato della Ferrari, il biondino si è dimostrato abilissimo. Muovendosi come si deve sia dentro il box, sia nei confronti della platea. Poche parole in italiano, pronunciate al momento opportuno e quindi efficacissime (l'avete sentito tutti cantare "L'Italiano" di Toto Cotugno via radio!). Una umiltà utile a conquistare la fiducia dei suoi uomini, più il solito rendimento costante ad alto livello, sia in qualifica che in gara.
 
Seb sapeva di poter sopportare e di dover sostenere un periodo caratterizzato dall’impossibilità di puntare ad un titolo. Di conseguenza ha accolto questa sua nuova sfida con la mentalità adatta, con la serenità che proprio l’aver stravinto sino a ieri consente. Il che ha radicalmente trasformato l'atteggiamento della tifoseria Ferrari nei confronti del pilota di punta della Ferrari. In questo senso, la differenza con Alonso è enorme. Sino allo scorso anno si trattava di rapporti solo passionali per il "Rosso Ferrari", inglobando anche l'asturiano. Ma "il tempo è galantuomo!" [cit.]
 

 
Adesso, pur senza la speranza di vincere il Mondiale, pur subendo distacchi molto marcati dalla Mercedes, Vettel viene visto come un tutore rassicurante. Magari non siamo all’amore folle ma siamo alle prese con un flirt assai promettente. Vettel, delicato nei tratti, sorridente e disponibile, lascia intendere che ci troviamo all’inizio di una love story dal futuro radioso. Il che ha già eliminato dalla scena i carichi pendenti del passato. Non importa il cronometro. Piuttosto, importa una tendenza, una ipotesi di felicità al momento assai consistente.
 
Anche l’inizio dell’avventura Alonso fu segnata da una quantità di aspettative alte. Ma il passato di Fernando, allora, era assai diverso dal passato di Vettel ora. Ed è questa la base che determina parte del futuro. Al netto, come sempre e come è bene ribadire, della qualità tecnica delle macchine in questione. Il cui sviluppo, non dimentichiamolo, viene in parte anche dal pilota!
 
E, poi, qui il paragone con chi, un tedesco, è giunto in Ferrari a 27 anni con il compito di ricucire gli strappi e riportare il titolo al Cavallino.. viene più che spontaneo!

Una buona occasione per non dimenticare: